Eccoci qui, con un disco molto atteso.
Anche in questo caso non si smentisce e ci regala quest’opera di notevole valore, se non altro per il coraggio di intraprendere “sentieri” molto tortuosi, aspri e di difficile percorribilità.
E’ un buon disco questo, anche se, e già il “se” implica un non totale coinvolgimento dell’album, e questo è dato solo esclusivamente dalla musicalità, dalle onde sonore che il mio “sentire”, non riesce completamente a far sue. Ascolto dopo ascolto, riesco a cogliere le varie sfumature che il bravo Ry è riuscito ad imprimere, ma non riesco ancora per il momento a “sentire” quelle vibrazioni che si percepiscono solo a “pelle”.
Ci vorrà del tempo lo so, in fondo tutte le opere di grande pregio, non le assapori mai ai primi ascolti, ma un po' alla volta, sono questi i dischi che poi diventano di grande pregio.
Passiamo al disco.
Buddy è un gatto che con la sua valigia affronta un viaggio alle radici della musica nordamericana. In questo suo nuovo lavoro, Cooder immagina e racconta quello che gli occhi di questo felino vedono e sentono.
My name is buddy è un disco folk, basti pensare che nel disco compaiono: Paddy Moloney (Chieftains) e i fratelli Seeger. Sotto questa “etichetta” folk, c’è comunque un tessuto musicale che spazia tra: country, tex mex e shuffle blues e gospel.
Per certi aspetti questa è la continuazione di chavez ravine (disco altalenante con momenti di grandissima musica e altri mediocri) ma in questo caso Ry prende in considerazione gli immigrati bianchi e le loro canzoni cantate quando si trovavano assieme nella loro quotidianità.
Siamo nell’America del ’29 la grande depressione, povertà, violenza, gente che perde lavoro, precariato, scioperi e tutto il malessere che possiamo immaginare.
My Name is Buddy è questo, la cronaca di una vita di lotta e sofferenza, di vicende sindacali, di sconosciuti eroi di tutti i giorni. Il disco tratta di canzoni che in America sono fortemente radicate nell’immaginario collettivo. Quasi tutti i pezzi dell’album sono dei traditional o direttamente ispirati da brani popolari: straordinarie canzoni di preghiera, di dolore, di protesta, di festa, alcuni, poi, sono veri e propri inni.
“Questi sono gli argomenti di cui hanno sempre cantato i poveri: morte, religione, famiglia, lavoro, vita quotidiana, "ma quelle canzoni erano il loro conforto morale“, risponde Cooder in una intervista.
Bisogna quindi rendere merito a Ry Cooder di aver avuto il coraggio di esprimere e sostenere pubblicamente queste idee. Quello di Ry Cooder in My Name Is Buddy, pur essendo un messaggio apertamente in difesa dei lavoratori e dei loro diritti sindacali va letto come un messaggio politico nel più ampio senso del termine.
Ed è questo il modo di far “politica” di Cooder, attraverso il recupero di testi e di suoni che appartenevano al mondo sindacale e operaio.
My name is Buddy” parla di tutto ciò, di quei problemi che poi alla fine sono gli stessi di oggi. Canzoni che con tre accordi raccontano la verità.
4/5


