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Forest preceeds man, desert follows him....

postato il 22 Luglio 2008 da brillo alle ore 15:07

Categoria: Concerti

17/07/2008

Anche quest’anno si rinnova la tradizione del Neapolis rock festival. Come da ormai un buon numero di anni, ci si trova nei giardini della mostra d’oltremare per incontrare tante facce note (ma spesso mai conosciute) e vivere una bella serata di musica.
Rispetto alle passate edizioni, i presupposti sono pessimi: meno gruppi, meno palchi (anzi, solo uno) e prezzi più alti. Il rammarico cresce al vedere che nel giardino della mostra non ci sono gli intrattenimenti di ogni anni e nemmeno… cioè, non c’è proprio nulla da fare all’esterno. C’è giusto una po’ di caccia al vergognoso cappellino arancione gentilmente offerto da procaci signorine dell’easy jet e un po’ di sforzi nello schivare altrettanto procaci signorine che maneggiano mini-lattine di burn: la prima l’accetto, ma basta un sorso per scoprire che quelle signorine saranno i nostri principali nemici stasera. Prendete una big bubble (eh, di quanti anni vi ho fatto tornare indietro con questa big bubble) e spremetela tanto da farla diventare liquida, aggiungete caffeina in quantità tale da far venire un ictus a un elefante, ed ecco la nostra amata burn.

Andiamo subito a rifarci la bocca allo stand della coca-cola zero. Pure questa ci riserva simpatiche sorprese… fa schifo. Vabè che a me non piace neanche la coca-cola normale…

(In)felici delle nostre mini-lattine facciamo un giretto nella mostra giusto per vedere un po’ il palco che presto sarà destinato ai REM. Nulla di straordinario: come dicevo, la mostra è sempre la stessa e non c’è nulla a parte il palco che faccia intravedere che presto ospiterà un evento. Mha!
Decidiamo di entrare nell’arena. Un po’ di tempo per scegliere un posto, seppur non vicinissimo, abbastanza centrale facendo gli adeguati test di visibilità. Fortunatamente l’arena flegrea offre una bella visuale da quasi ogni posto. I gradoni sono scomodi e duri, ma ce ne accorgeremo solo dopo un paio d’ore.Si discute del più e del meno e dopo un po’, ecco gli Almamegretta. Reunion con Raiz per loro e sarà proprio il nostro amato cafone a reggere la maggior parte dello spettacolo. Lucariello si occupa più delle tastiere che del canto, ma in qualche pezzo (quelli più nuovi) interviene e duetta anche con Raiz. Sembrano molto in forma, anche se all’inizio forse il basso è un po’ penalizzato, e mi rovina un po’ 'o sciore cchiu' felice. La scaletta va avanti tra pezzi come sanacore, pe' dint' 'e viche addo' nun trase o mare, cappotto di legno (il pezzo dedicato a Saviano), ma nonostante tutto, alla lunga pare un po’ monotona. Peccato non facciano OreMinutiSecondi! Per i fan sarà stato spettacolare… per me amo particolarmente il dub (per la sua monotonia) è stato un buon intrattenimento.
Piccola pausa intervallata da una scelta di pezzi discutibili, e parte la riconoscibilissima base di Teardrop. Sul palco ci sono due batterie, una postazione da dj e tantissimi altri affaruncoli, nonché infiniti microfoni, opportunamente illuminati, ma dopo 5-6 minuti in cui la base musicale abbandona teardrop diventando quasi una suite (molto carina tra l’altro), comprendiamo che ci vorrà ancora del tempo prima che i Massive attack calchino il palco. L’attesa si fa lunga ma ne varrà la pena.
Entrano! Tra tanto fumo e un set luci fantastico (per la cronaca, nominato versa tubes… si trovano delle informazioni su internet) si alternano un’infinità di cantanti (oltre a Del Naja, ci saranno Horace Andy, Stephanie Dosen e Yolanda Quartey) e di emozioni. Come detto il set luci compie un lavoro fondamentale nello già splendido concerto, proiettando prima delle semplici luci bianche, poi una specie di analizzatore di spettro (tipo quello che hanno tutti gli stereo dal ’90 in poi), fino a disegnare gocce di pioggia che s’infrangono in piccole pozzanghere, rotte aeree su un mondo in perenne rotazione, gossip a caratteri cubitali, urla di protesta contro le restrizioni alle libertà, citazioni di uomini che han fatto la storia (nel bene e nel male), ma anche messaggi più leggeri come un favoloso “La tequila fa bum bum!”, o “Russotto: sarò il vice-Lavezzi o ancora “I am a Groucho Marxist”. Lo schermo di sottofondo si rende quasi ipnotico ma non distrae affatto dall’esecuzione delle canzoni. L’abbinamento tra immagini/scritte e suoni è ottimo ma l’occhio cade spesso su Del Naja che attira l’attenzione col suo originale modo di ballare.
Tra molti pezzi vecchi, si alternano anche parecchio brani che andranno a comporre il disco nuovo, che, seppure mai ascoltati, riescono a catturare facilmente l’ascoltatore. Esecuzioni perfette di pezzi come Teardrop (da brividi davvero), Risingson, Safe from harm, Unfished simpathy, Inertia creeps (la mia preferita *__* ), Angel (si nota che mi piace molto Mezzanine?) rendono l’esibizione splendida. Il concerto è coinvolgente, è spettacolare, è (si, è un termine che ho usato troppo!) ipnotico.
Del Naja, in un italiano che farebbe invidia a Raiz, dedica il concerto alla famiglia e agli amici, ricordando anche che per lui è sempre bello trovarsi a suonare nella città del padre (a Roma il concerto era stato dedicato a Saviano, ma evidentemente a Napoli prevale il cuore).
Dopo la consueta pausa in cui gli artisti si riposano un po’ e riscuotono qualche applauso extra, i nostri rientrano con un’ultima canzone, che tutti si aspettano. Parte Karmacoma e l’immancabile duetto con Raiz. I due si abbracciano e poi il nostro Bristoliano preferito sventola la maglia di Lavezzi augurando(si) un buon campionato per il Napoli.
Usciamo soddisfatti dall’arena e tra il trionfo del merchandise non ufficiale e giocolieri e ballerine di piazza, la folla si disperde. Noi ci dirigiamo al pub lì vicino. Una birretta e le impressioni del concerto. C’era chi lo aspettava da tempo, c’era chi li aveva già visti anni fa e c’erano anche semplicemente i curiosi, ma tutti hanno la stessa idea: il concerto è stato grandioso.
Il consiglio è di cercare i video su youtube per rendersi conto almeno un po’ di cosa sia stato il concerto e dei messaggi (abbastanza incazzati) che la compagnia di Bristol ci ha voluto inviare sugli schermi. Non sarà la stessa cosa, ma farò anche io lo stesso fino al prossimo concerto.

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